Testimonianza raccolta dalla redazione. Il nome è di fantasia e alcuni dettagli sono stati modificati per tutelare la privacy delle persone coinvolte.
Mi chiamo Sandro, ho 47 anni, vivo a Roma. Mia moglie è di Crotone, e da vent’anni le nostre estati sono sempre uguali: due settimane di agosto a Isola Capo Rizzuto, nella casa della sua famiglia, tra la Spiaggia Rossa e Le Castella. Il tradimento in vacanza per me non era un argomento — era una cosa che facevano gli altri, quelli dei film. Poi tre estati fa ho capito quanto è facile che succeda. E due estati fa ho capito quanto è facile farlo nel modo sbagliato.
Agosto, la stagione delle mezze famiglie
Chi passa le estati sulla costa ionica lo sa: agosto è il mese delle famiglie a metà. Mogli sole con i bambini mentre i mariti lavorano e scendono il venerdì sera. Mariti parcheggiati al mare mentre le mogli fanno la spola dai suoceri. Coppie che dividono le ferie a turni e si incrociano a metà. Io ero uno di quelli: mia moglie passava le giornate dalla madre con i ragazzi, io restavo al lido o me ne andavo in giro per la costa. Ore e ore da riempire, ogni giorno, per due settimane.
In quelle ore lì, tre estati fa, ho conosciuto Federica. Milanese, in vacanza in uno dei villaggi sulla strada per Le Castella, quaranta e qualcosa portati bene. Il bar del lido, due battute sul caffè che al Nord non sanno farlo, il giorno dopo l’ombrellone accanto. Non l’avevo cercata. È successo, come succedono queste cose: un pezzo alla volta, e ogni pezzo sembrava innocuo.
Dieci giorni perfetti, tre mesi di paura
Per dieci giorni ho vissuto una seconda vacanza dentro la vacanza. Le mattine in cui “andavo a pescare”, i pranzi nel suo residence mentre tutti erano in spiaggia, un tramonto a Le Castella con il castello che si accendeva alle nostre spalle, lontani dagli ombrelloni dove qualcuno poteva riconoscermi. Mi sentivo vivo come a vent’anni e furbo come non ero. Alla fine, l’ultimo giorno, le ho dato il mio numero. Quello vero, di WhatsApp. Mi sembrava il minimo.
È stato l’errore più stupido della mia vita. Federica era separata, libera, e per lei quei dieci giorni non erano una parentesi: erano un inizio. I messaggi sono cominciati a settembre. Dolci, all’inizio. Poi “mi manchi”. Poi “a ottobre vengo a Roma per lavoro, ci vediamo?”. Poi una chiamata alle undici di sera mentre ero sul divano con mia moglie, il telefono che vibra sul tavolino, il suo nome che per fortuna avevo salvato in un altro modo. “Chi era?” “Un collega, cose di lavoro.” Ho passato l’autunno a cancellare messaggi e a inventare bugie a una donna che non avevo più davanti e che non mi doveva niente — mentre lei, senza volermi male, teneva in mano la mia vita senza saperlo. Non mi ha mai minacciato. Non ce n’era bisogno: bastava un messaggio letto dalla persona sbagliata.
A dicembre si è stancata, per fortuna sua e mia. Ma quei tre mesi me li ricordo uno per uno. E la lezione che ne ho tirato fuori non è “mai più”: sarei un ipocrita. La lezione è un’altra — il problema non era stato tradire in vacanza. Era stato farlo con la persona sbagliata: una che non aveva niente da perdere, conosciuta per caso, con il mio numero vero in tasca.
L’estate dopo ho cambiato metodo
L’estate successiva, prima ancora di caricare la macchina per la Calabria, mi sono iscritto a Tradimenti Italiani. Profilo anonimo, foto senza volto, nessun collegamento con la mia vita vera. Ho impostato la ricerca sulla zona di Crotone e dintorni e ho scoperto una cosa che mi ha quasi fatto ridere: la costa era piena di gente nella mia identica situazione. Sposati in vacanza con mezze famiglie, mogli sole dal lunedì al venerdì, mariti soli le prime due settimane. Tutta la dinamica che avevo vissuto al lido, ma con una differenza enorme: lì dentro nessuno fingeva di essere libero, e nessuno cercava un inizio.
Ho conosciuto Anna a fine luglio, in chat. Sposata, in vacanza a Le Castella con i figli, il marito che saliva e scendeva da Cosenza nei weekend. Ci siamo scritti una settimana — solo sulla piattaforma, niente numeri, era la prima regola di entrambi — e ci siamo visti tre volte, di mattina, nei giorni e negli orari in cui le nostre assenze non facevano rumore. Stesse paure, stesse cautele, stesso patto detto chiaro al primo incontro: finisce quando finisce agosto.
Ed è finita quando è finito agosto. Nessun messaggio a settembre. Nessun nome da nascondere in rubrica, perché in rubrica non c’era niente. Il primo autunno tranquillo dopo due anni — e devo dire che la tranquillità, alla mia età, è un piacere che compete quasi con il resto.
Quello che ho capito sul tradimento in vacanza
L’estate resta il periodo in cui è più facile che succeda, e non c’è niente di misterioso: più tempo libero, meno controllo, corpi in giro e routine saltate. Ma è anche il periodo in cui è più facile farsi male, perché il flirt da ombrellone ha un difetto di fabbrica — non sai chi hai davanti, non sai cosa cerca, e quando le valigie tornano a casa il “mi manchi” viaggia più veloce del treno. La regola vera l’ho imparata a mie spese: quello che nasce in vacanza resta in vacanza solo se lo vogliono in due. E lo vogliono in due solo quando anche l’altra persona ha una vita intera da proteggere, esattamente come te.
Il resto è disciplina, quella che vale tutto l’anno: niente numeri veri, niente tracce, orari coerenti con la tua routine. Su questo c’è una guida che avrei voluto leggere tre estati fa, quella su come tradire senza essere scoperti — la parte sulle vacanze dice in due pagine quello che io ho imparato in tre mesi di notti in bianco.
Altre storie come questa nella raccolta di racconti di tradimenti dei nostri iscritti.
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Il parere della redazione
La storia di Sandro racconta il lato meno considerato dei tradimenti estivi: non il rischio di farsi scoprire in spiaggia, ma quello che il flirt di agosto si porta dietro a settembre. L’asimmetria tra chi ha una famiglia da proteggere e chi no è la miccia di quasi tutti i disastri. Tra persone nella stessa situazione, la fine dell’estate è un patto — non una minaccia.







